Ozis

un percorso all’interno dei sei mondi di Ozis. Sonorita' sferiche interlacciate con flussi elicoidali su masse solide multicolori…

Ogni volta che scopro un gruppo italiano sono molto contento, perche' vedo che lentamente la musica elettronica sta suscitando interesse anche nel nostro paese, anche se devo dire che finora il genere preferito da questi gruppi  è l’ambient-sperimentale,  piuttosto che una elettronica alla Kraftwerk o un genere cosmico alla Tangerine Dream. E appunto il caso del duo bolognese degli OZIS, formato da Alessandro Vittorio e Antonio Severi, che entrambi si occupano di tastiere, chitarra e programmazioni. La musica che compongono mescola vari ingredienti stilistici propri della musica elettronica, con altri della musica ambient e della musica etnica, talvolta amalgamandosi in un unico composto musicale, o talvolta separandosi mettendone in evidenza uno in particolare. Gli OZIS hanno partecipato alla realizzazione di diversi progetti, tra cui musiche per il teatro, collaborato con un’equipe di insegnanti di Yoga all’incisione di una serie di nastri con musiche e parole per il rilassamento guidato, ed hanno lavorato a musiche per progetti audio-visivi multimediali.  

Il loro primo CD si intitola semplicemente «OZIS» (etichetta Sempiterna Mutatio, SM 007, 1998, durata 71’34»), e può essere paragonato alla musica degli Air Sculptures o a quella di Brian Eno, pur restando differente in quanto meno monotona e ripetitiva. Ogni brano evoca atmosfere molto particolari, trasmettendo intensità emotiva e coinvolgimento senza mai scivolare nel banale. Nel CD troviamo sei brani di lunga durata e già dalle note poste sul retro di copertina troviamo ‘Electronic-Space Ambient And Hypnotic Music, come esplicito biglietto da visita. I primi due brani, «Passages» e «Nilus», iniziano con lunghi accordi di tastiere che lasciano poi spazio ad una sequenza di base molto tranquilla e rilassante, sempre con un sottofondo di accordi lunghi; già con questi due brani si raggiunge un relax totale, sia per il corpo che per la mente, il tutto coadiuvato dal rumore dell’acqua che apre e chiude i brani, Il terzo brano inizia invece con lunghi e «cosmici» accordi al sintetizzatore, ed ha per titolo «Absyd»: si prosegue in uno stato sospeso per quattordici lunghi minuti, tanto che sembra galleggiare in uno spazio senza tempo. Il brano successivo, sicuramente il migliore, si intitola «Miriah», ed è il più corto di tutto l’album. Nettamente di stampo New-Age, con una dolcissima sequenza supportata dal consueto tappeto di tastiere e da una bellissima melodia che dà al brano stesso un atmosfera meno cosmica e più terrestre. Il seguente «Tibet» denota quasi l’assenza di una sequenza base, per lasciare il posto a lunghi accordi al synth, accompagnati dai suoni di campane tibetane. Il pezzo è abbastanza lineare e non presenta variazioni di rilievo, esortando l’ascoltatore alla meditazione. Chiude il CD «Uroboros», caratterizzato anche questo da una sequenza di base, ma stavolta l’atmosfera è cosmica e ci porta ad immaginare per dodici minuti galassie e mondi lontani.

Tonino Basile (21st  Century Music)