Aqua Planing (2005)

Werner Durand conduce con Alio Die nell'enigmatico Aqua Planing, un sonoro possente spazio impervio, a volte liquido, sottilmente accattivante, un'esclusiva selezione di suoni misteriosi organizzati ed improvvisati, con l'editing, con gli originalissimi strumenti a fiato autocostruiti di Werner Durand (persian and circular water ney, circular clarinet, home-made wind instruments, khen, shakuhachi), i loops e le registrazioni d'ambiente di Alio Die, nonché nella title track, con il suono di tubi messi in risonanza e registrati dal duo viaggiando con l'auto in autostrada.
Una modulata sperimentazione, suggerita da atmosfere differenti, (le acque dell'oceano, il suono di un treno notturno o le campane di un villaggio montano...), porta a far perder le tracce di casa ai due musicisti verso luoghi puramente surreali. L'esecuzione appare sempre rigorosa, senza mai essere fine a sé stessa, e così l'incontro tra la precisione tonale e la ricercatezza delle timbriche di Werner Durand e la peculiarità delle atmosfere di Alio Die risulta unico nel tessere intensi spazi d'ascolto dove lo spettro sonoro é ricco di sfumature ed in continua evoluzione.

Label press

Alio Die negli ultimi tempi si e’ rivelato musicista prolifico, ma la sua prolificita’ non va mai a scapito della creativita’ perche’ ogni suo disco e’ diverso dall’altro, perche’ ogni volta da solo o con svariati amici collaboratori egli ama scoprire e percorrere nuovi sentieri, mondi e forse abissi da scrutare. Non fa eccezione “Aqua Planing” realizzato con Werner Durand, raffinato post-minimalista tedesco che abbiamo imparato a conoscere per quei contemplativi bordoni sonori che spesso accompagnano il canto dhrupad di Amelia Cuni, ma molto piu’ indietro nel tempo anche nello storico primo disco degli Urban Sax. La particolarità del suono Durand e’ tutta nel suo complesso ed articolato sistema di tubi di plexiglass ed altro materiale, comunque autocostruiti, dai nomi come circular water ney, circular clarinet, senza contare i più classici ney e shakuhachi. Alio Die interviene al solito con loops e field recordings catturati nei luoghi più disparati, siano essi come in questo caso quelli di un villaggio della Tailandia, o le campane di un paesino della Val Resia. Sorprendenti poi le sonorita’ della lunga title track, dove i due fanno risuonare nell’aria i suoni dei tubi, registrandoli mentre viaggiano lungo l’autostrada Aulla-Parma. Quel che ne esce e’ di volta in volta spettrale, estatico, intossicante, surreale. Accuratezza timbrica e tonale fanno il resto. Ma e’ la dimensione complessiva ad uscirne vincente. Nel suo dispiegarsi come avventurosa deriva verso terre al confine col sogno, nel felice gioco di perdersi ed infine ritrovarsi in una dimensione “altra”. (7/8)

Gino Dal Soler / Blow Up

Capita talvolta di ascoltare dei CD nei quali la durata dei singoli brani appare eccessiva rispetto alle idee riversate negli stessi; tracce che avrebbero potuto tranquillamente e piu’ efficacemente essere sintetizzate in tempi almeno dimezzati, evitando ricorrenti lungaggini e ridondanze. Ci sono invece casi, come questa volta, in cui mi viene da pensare esattamente l'opposto. Casi in cui ascoltando un brano di pochi minuti di durata mi viene da pensare che con le sole idee e suoni utilizzati in esso si sarebbe potuto invece realizzare un intero CD, tanta e’ l'intensita’  e l'emozione che la musica concentrata in un cosi’ breve frammento di tempo e’ riuscita a trasmettermi all'ascolto... Ed e’ cosi’ che il breve viaggio notturno in treno verso Bangkok, evocato appunto in "Night train to Bangkok" e sintetizzato in meno di otto minuti di durata, avrebbe invece potuto idealmente durare davvero un'intera notte, essere "espanso" a dismisura rievocando istante dopo istante ogni frammento di vita vissuto, ogni rumore e suono percepito, ogni emozione, ogni pensiero, odore, colore, sensazione provata...  Forse memore di tanti viaggi notturni su imprevedibili e scalcinati treni lungo la tratta Surat Thani-Bangkok e viceversa, sistemato su cigolanti cuccette, protetto da un insufficiente coperta di lana infeltrita fornita come servizio dalle ferrovie per contrastare il gelo dell'implacabile aria condizionata sempre stabilizzata su temperature polari, disturbato dal rumore del russare continuo dei vicini di posto o di voraci mandibole che sgranocchiano poco dietetici "snack" a base di lardo fritto condensato dall'aspetto simile alle nostre patatine Cipster, nonche’ dal nauseabondo odore di durian che impietosamente qualche viaggiatore alloggiato un paio di vagoni più avanti  ha scelto di portare con se’, le immagini sonore evocate da "Night train to Bangkok" hanno colpito a fondo nel mio cuore e nei miei ricordi, facendomelo apparire come il brano più straordinario, per quanto altrettanto straordinariamente semplice, dell'intero CD...
Un CD, nato dalla collaborazione di Werner Durand con Alio Die, perfettamente riuscito ed elaborato. Affascinante e coerente nelle atmosfere, fluido nel suo incedere, emozionante nel suo descrivere, eccezionalmente evocativo per chi abbia vissuto esperienze di viaggio e permanenza  in paesi cosi’ lontani e diversi dal nostro, quali ad esempio la stessa Thailandia dove Alio Die ha catturato le registrazioni ambientali presenti in quasi tutte le tracce del CD, e dove ha probabilmente acquistato il khen, l'affascinante organo a bocca che sprigiona tutta la sua semplice e crepuscolare magia in brani come il gia’ citato "Night train to Bangkok" e nell'incantevole "La Grotta nella Valle Dimenticata". Molto efficace nell'introdurre le atmosfere del CD il breve brano introduttivo "Luftspiegelungen"; piu’ articolata, lunga e "composta" l'emozionante title track; piu’ "discreta", eterea, effettivamente un po' "spettrale" e "distaccata" la finale "Ghost".  "Spirito"... "spettro"... o più brevemente "pi"... come e' possibile sentirlo chiamare su quello stesso treno diretto a Bangkok...

Giuseppe Verdicchio / Oltre il Suono

Stefano Musso non ha bisogno di presentazioni. La sua penultima uscita discografica lo vede collaborare con Werner Durand, un musicista dotato di un talento straordinario per tutti gli strumenti a fiato, in particolare quelli indiani e iraniani. Nelle cinque composizioni di “Aqua Planning” Alio Die definisce i contorni delle improvvisazioni del tedesco su fields recordings registrati a Koh Phi Phi, in Thailandia e in Val Resia. I suoni circolari dei flauti persiani e degli altri strumenti autocostruiti da Durand, immersi nel magma sonoro orchestrato da Alio Die, riescono ad aprire porte su percezioni inusuali. “La Grotta nella valle dimenticata” e’ una composizione incredibilmente solare e rasserenante considerando l’oscurita’ in cui si muove spesso Alio Die.

Roberto Mandolini / Rockerilla

La sperimentazione non cessa!
Eccoci di fronte ad un’altra interessante collaborazione di Stefano, questa volta con Werner Durand, la cui gestazione durata ben 7 anni si è svolta sull’asse Toscana-Berlino.
Cinque lunghe tracce di sperimentazione ambientale ricca di suoni, profumi, tintinnii, voci, soffi di venti, vortici d’acqua, ambientazioni, loops, rumori reali… mai noiosa, esaltante nel suo incedere visionario e frastagliato di immagini surreali/reali.
Un viaggio in cui Alio Die e Werner Durand ci conducono per mano  attraverso: un field recording di una notte insonne passata in un treno in direzione Bangkok, dove i pensieri danzano e viaggiano nell’aere del treno osservando persone e oggetti cullati dal suono di un khen (‘Night Train to Bangkok’); o il volo frenetico e rasente di un libellula che con i suoi occhi compositi osserva per noi la frenetica lotta per la vita e la sopravvivenza in uno stagno (‘Aqua Planinig’); ed ancora l’eccezionale viaggio surreale freddo, oscuro de ‘La grotta nella valle dimenticata’, ove piccoli bagliori di luce illuminano lente gocce d’acqua che cadono su secolari stalagmiti mentre dei chirotteri spaventati svolazzano cechi nel buio… finché una fonte d’acqua sotterranea ci conduce fuori da questa grotta portandoci in un piccolo paesino collinare ove si sta svolgendo un matrimonio…e come d’incanto siamo avvolti dalla luce solare e dal riverbero del bianco vestito della sposa, dei fiori e dei chicchi di riso che piovono sulla nostra testa… incanto e magia!
Un disco che ci regala grandi emozioni anche nella traccia introduttiva ‘Luftspiegelungen’, un pericoloso cammino nella foresta pluviale, e in quella finale, ‘Ghost’, etereo, delicato e soave viaggio spettrale nell’aere notturno. Sapientemente costruito ed assemblato questo CD ci porta lontani con la mente e con il corpo. Eccezionale sperimentazione ambientale e visionaria.

Davide Buongiorno/Kronik.it