Khen introduce silence (2003)

Alio Die abita da anni oramai l'Olimpo della Dark Ambient, in compagnia di personaggi del calibro di Vidna Obmana, Steve Roach, Robert Rich e pochi altri. Caratteristica di questi "dei" e' l'abbondanza. In armoniosa sintonia con questa dote, la qualita' della loro musica, incredibilmente, non ne risente in nulla. Accogliendo magistralmente,nelle venature della sua arte, questa filosofia del suono, Alio Die pubblica all'unisono tre nuovi lavori. "Khen Introduce Silence" e' basato su fields recordings registrati in Thainlandia e Lunigiana, ma il tocco fatato lo da il khen, un organo da bocca, dai meravigliosi suoni, che vela il cd di un'atmosfera orientale e sacrale, non distante dalle progressioni mistiche di Terry Riley. Il brano iniziale ci indica perfettamente dove l'ascolto puo' condurre: "Puntar orecchio alle sfere". Come dice il profeta: guardare la luna e non il dito che la indica. 'Sentire' la musica, risvegliare con essa i sensi.  

Roberto Mandolini / Rockerilla

Il Khen, o mouth-organ,  è uno strumento a fiato molto diffuso nella musica tradizionale del Laos e della vicina Thailandia, territori da cui trae origine. E' costituito di una serie di sottili canne di bamboo (16 nel formato più comune) di varie dimensioni, affiancate in due file, ordinate per lunghezza,  e assemblate con l'ausilio di una resina nera all'interno di una speciale parte forgiata in legno, dotata di un apposita imboccatura nella quale l'esecutore soffia o aspira per emettere il suono. Ogni canna presenta un foro e una sottile ancia di metallo. Suonando lo strumento è possibile chiudere con le dita l'apposito foro per mettere in vibrazione l'ancia, ottenendo così l'emissione di una nota, ovviamente diversa per ogni canna. Il suono del Khen ha sicuramente qualcosa di magico, ed è particolarmente affascinante sia nell'uso comune che se ne fa nei territori d'origine, sotto forma di assoli a base di velocissime sequenze melodiche o in accompagnamento ad altri strumenti tradizionali, sia nell'uso sicuramente meno consueto che ne fa Alio Die in questo suo nuovo lavoro. Qui infatti il suono del khen è trattato elettronicamente in modo tale da renderlo morbido e fluido, lieve e dilatato, e si accosta con discrezione a strati sonori dalle movenze lente e progressive in piena coerenza con lo stile ormai consolidato di questo artista, costruiti con "ingredienti" d'uso più comune come drones, loops,  registrazioni ambientali... Se volete avvicinarvi al suono di questo affascinante strumento, senza andare alla ricerca di registrazioni di musica tradizionale Laotiana o Thailandese, e rimanendo all'interno di un contesto musicale più vicino all'erea di interesse di "Oltre il Suono" e quindi probabilmente anche più vicino ai vostri gusti, procuratevi questo "Khen Introduce Silence".

Giuseppe Verticchio / Oltre il Suono

In "Khen Introduce Silence", Alio Die fa tutto da solo, dopo le recenti sempre interessanti collaborazioni con Saffron Wood e con Zeit. Dal Khen (organo a bocca tailandese) ricava suoni che campiona e mette in loop, fino ad ottenere densi ed avvolgenti drones. Vicino talvolta allo spirito della Deep Listening Band o anche alla "slow change music" di David Berhman ed Eliane Radigue. In realta' la sua musica ha più affinità con lontani amici d'avventura come gli Ora o Andrew Chalk in solo o con i Mirror. I suoi drones sono spesso impreziositi da registrazioni ambientali catturate un po' in Tailandia, un po' in Lunigiana, mentre Francesco Paladino presta i suoi "enviromental sounds" registrati a Katmandu ne Gli Ossidi del Divenire. Deep Ambient, al solito.  

Gino Dal Soler / Blow Up