The reborn of the rebel angel

Con questo primo lavoro da solista, Opium ci mostra in modo evidente le due diverse "anime" che si "contendono" lo spazio per l'intera durata del CD: una squisitamente "ambient", che tende a fornire substrati costituiti da morbidi suoni di pads, onde cicliche, e nitide registrazioni di rumori naturali, l'altra invece decisamente più dinamica ed elettronica, che si manifesta con giri di sequencers e parti ritmiche concatenate che ora emergono e ora sprofondano nel plasma sonoro sottostante, mutando continuamente forma e colore... Talvolta le parti ritmico-dinamiche dominano la scena sonora, proponendo situazioni molto coinvolgenti e misuratamente "energiche", talvolta sono invece le sonorità più dilatate a prevalere, offrendo altrettanto efficaci momenti di quiete e stasi... Le registrazioni sono molto nitide e dettagliate, e Opium riesce a "sposare" splendidamente queste due esigenze, facendo in modo che il continuo alternarsi di situazioni differenti riesca a sottolineare e mettere in risalto le qualità sonore ed emotive di tutte le parti...
"One Second Ago" introduce splendidamente l'ascolto, proponendo sei minuti di ipnotici loops elettronici miscelati in vario modo con pads di sfondo, rumore d'acqua, e altri suoni di diversa natura... Nella seconda traccia, sovrapposti a sfondi di pads in qualche modo simili a quelli del brano precedente, compaiono delle strane parti ritmiche dall'andamento un po' disarticolato... Il terzo brano propone scie di suoni caldi e avvolgenti sui quali si inseriscono di nuovo interventi ritmici molto efficaci ed eteree parti vocali. Segue quindi una traccia decisamente più "ambient", costituita da onde in evoluzione libera dall'andamento più quieto, ma forse, per la stessa ragione, anche un po' più anonima... Ovattate parti ritmiche e pulsazioni elettroniche di "schulziana" memoria sono gli elementi fondamentali della quinta traccia: undici minuti di atmosfere molto suggestive che non passeranno certo inosservate... Ancora ritmi miscelati a suoni elettronici, questa volta però organizzati in modo meno efficace, nel brano che segue; quindi la chiusura affidata ad una traccia caratterizzata da sonorità spiccatamente "ambient", tese, oscure, e vagamente dissonanti.
Un lavoro particolarmente interessante, che riesce ad unire felicemente e con grande gusto una misurata dose di energia e una discreta componente dinamica ad una musica che vede comunque nel genere "ambient" il suo principale punto di riferimento.

Giuseppe Verticchio / Oltre il Suono