Descent

Un viaggio oscuro e meditativo con suoni trattati elettronicamente e acusticamente. Il primo album da solista di un membro dei Tuu e dei Stillpoint project.

 

Esce finalmente il solo di Nick Parkin, membro dei Tuu. E' un disco diverso da quello che mi aspettavo, che rivela una personalita' artistica complessa, un musicista capace di addentrarsi nei labirinti dell'ignoto, della non-musica, del suono primordiale. in avvio "night" riprende spunti dalla drone music di Ellen Fullman, con corde metalliche pizzicate e strofinate. "Migration" sprofonda in gorghi isolazionisti con suoni pallidi e oscillazioni meccaniche fragilissime: una base di basse frequenze, qualche rumore spettrale, un loop che fluttua, il viaggio della mente e' assicurato. Ancora metalli in "Shoals" , in un continuum che risveglia il sonno prima delle deformita' inquietanti di "Dusk Crossing", un brano nel quale si riconoscono lontane influenze Tuu e che si avvicina a certi slow motion della synth school californiana. Un flauto dal sapore etnico compare in "Snake Hymn", brano corto che ricorda i vecchi O'Yuki Conjugate e che traghetta l'ascolto verso "Underworld", un abisso sonoro che ricalca la struttura del fantastico "Tlaloc"di Jorge Reyes e Francisco Lopez, pur discostandosene per la diversa concezione del suono globale, qui assai piu' pieno. "Heart of Stone" e' il brano piu' esoterico del Cd ed e' fatto di suoni estratti dalla manipolazione di pietre: 11 minuti di non-musica di altissimo livello e di invenzioni sonore che stabiliscono nuovi standard di riferimento. Le rarefazioni di "Etheric Memory" si agganciano alle cose piu' surreali generate dalla space-ritual music degli ultimi tempi, poi "Passage" chiude il disco in perfetto stile Hic Sunt Leones: lembi sonori di origine difficile da individuare e suoni di contorno. Un disco da esplorare a fondo, una nuova apertura verso mondi che attendono il nostro arrivo.

Gianluigi Gasparetti / Deep Listenings summer 1998

Nick Parkin, il più sorprendente tra i due, ha già collaborato con i TUU e Stillpoint di Martin Franklin, è un ottimo suonatore di flauti e percussioni. Se però avete in mente certe tessiture eteree dei TUU, rimarrete spiazzati, questo Descent rappresenta un’autentica svolta verso la "Twilight zone" dell’ambient più oscura e quasi isolazionista. Lustmord e Thomas Köner infatti sono questa volta i più probabili punti di riferimento. Heart of Stone, Underworld, Dusk Crossing, parlano il linguaggio dei "rumblings" sotterranei di Lustmord, la strumentazione a base di gongs, pietre manipolate, corde suonate con l’archetto, tastiere elettroniche e flauti dà vita ad un’arcana sequenza di aliene sonorità. Certo, Parkin si muove su terreni già esplorati da altri, ma questo non toglie spessore alla sua musica che riesce a produrre brividi inquietanti anche dopo ripetuti ascolti. ( 7/8 )

Gino Dal Soler