A-Kaori

Due lunghi brani meditativi e oscuri da questi master di musica esoterica ottenuta da risonanze di sculture sonore.

Se non avete mai ascoltato il suono delle sculture sonore, e in particolare di quelle di Robert Rutman, il mio compito e' certo molto difficile... Due brani di circa mezz'ora ognuno si sviluppano in modo "ascensionale", come un respiro senza fine. Le basse frequenze delle sculture percosse costruiscono una base granitica sulla quale vengono aggiunti strati di suoni leggermente piu' acuti, pulsazioni sotterranee e lontani armonici vocali. Se vogliono esplorare la psiche umana questo e' certamente il modo migliore! Chissa' se nelle loro sedute di psicanalisi Wiese e Rummler utilizzano il suono... Il drone non accenna ad esaurirsi, la nuvola sonora e' sempre piu' dilatata, l'ascolto sempre piu' profondo, la meditazione e' ormai uno stato naturale, cosi' come l'entrata in zone rarefatte della coscienza. Silenziosamente, e senza che me ne accorga, si scivola verso il secondo brano, che si presenta subito diverso. Il vento degli armonici sibila sul fondo di una minacciosa vibrazione, profonda come un buco nero, mentre rumori metallici rischiarano a tratti un'esperienza d'ascolto estremamente buia. Sibili di spiriti e di presenze, qualche rumore lontano veramente indefinibile, i gemiti delle lastre sfregate dagli archetti colonne statiche di energia sonora, piccole ondulazioni dello spazio e dell'aria: questo secondo brano e' qualcosa di meraviglioso, un incrocio tra meditation music e rituali ignoti del piu' remoto e inaccessibile monastero tibetano. E' anche pura avanguardia e a questo punto la polemica (sempre viva tra gli addetti ai lavori) sull'improvvisazione non ha ragione di esistere: posso capire il punto di vista di un professore di Conservatorio e la sua preoccupazione sulla mancanza cronica di compositori nella musica d'avanguardia ma bisogna considerare la natura particolarissima di questi strumenti e soprattutto gli intenti che questi musicisti si prefiggono. Esistono per fortuna, artisti capaci di concepire e utilizzare la musica per scopi molto lontani dall'esercizio di bella calligrafia, per portare l'ascolto in territori altrimenti irraggiungibili, per sfidare le leggi conosciute e allargare i confini dell'impero. Non esiste il pentagramma ne' se ne sente il bisogno. Non c'e' un'estetica da valutare. La musica e' puro flusso energetico e torna ad essere un mezzo per avvicinarsi al cielo.

Gianluigi Gasparetti / Deep Listenings winter 1995