Intervista di Luca Mori (2007) <![]()
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Naturalmente sì. Assistiamo ad un modo di fruire la musica sempre più consumistico e superficiale,e sono purtroppo questi i contenuti della maggior parte delle proposte che, al solito generosamente arricchite di stereotipata sensualità, arrivano alle nostre orecchie attraverso radio e TV. Musica che serve solo a battere il piedino e creare le coordinate di sempre nuove mode effimere o di revival che non vanno mai al di là del puro intrattenimento. L’'ecologia dell'ascolto' implica la possibilità di trovare una dimensione personale di introspezione e contatto con se stessi, dove alla musica sia permesso di interagire con il piano sensibile. È musica che suggerisce altro, è musica differente perché differenti sono state le modalità e le energie al momento della sua creazione. L'atteggiamento di chi crea senza secondi fini è necessariamente più adatto a portare un messaggio che contenga spunti esistenziali armonici, ai quali i media per forza di cose si interessano solo marginalmente. Ci daresti una tua definizione di ecologia musicale? Se l'ecologia risiede nello studio delle leggi che regolano il rapporto tra i regni minerale, vegetale, animale ed umano, così l'ecologia dei suoni rimanda alla riscoperta di leggi vibrazionali che mettono in relazione armonica il suono / vibrazione alla sensibilità / percezione umana. L'utilizzo di determinate scale, modulazioni cromatiche, ritmiche, provoca o facilita il conseguimento di particolari stati mentali che contribuiscono a ristabilire la giusta relazione tra corpo, mente e spirito: una sorta di armonia dell'essere, argomento oggi molto in voga e quanto mai astratto e inafferrabile. Una prima fonte di ispirazione è da sempre rappresentata dai suoni della natura: infatti per l'uomo primitivo l'imitazione dei suoni naturali è stata la prima forma di musica. Si tratta di un'organizzazione non del tutto casuale di rumori che l'ambiente produce attraverso gli esseri che lo abitano, in cui sono determinanti parametri come la conformazione geologica ed i fenomeni atmosferici.. Partendo dal riferimento del paesaggio sonoro la musica ecologica cercherà di riprodurre elementi spaziali di primo piano e di profondità attraverso la loro giusta collocazione nello spazio sonoro; la natura evocativa dei suoni può poi contribuire ad ampliare la profondità percepibile aggiungendo elementi che immancabilmente mutano anche la percezione temporale. Questa sorta di incanto in qualche modo riavvicina la percezione umana a quella della natura, da sempre fissata nel presente. In un mondo dove il suono del paesaggio sonoro diventa sempre più infelice, ed il tempo fugge, la musica armonica permette di ristabilire la connessione perduta uomo/natura anche in un ambiente estremamente urbanizzato. Così attraverso l'utilizzo di elementi naturali, field recordings, bordoni ed onde, strumenti acustici e quant'altro la tecnologia ci mette a disposizione, lo studioso procede ad organizzare suoni sulla base dell'ascolto sensibile, e tanto le antiche musiche tradizionali quanto il collages sonori creativi possono essere gli ingredienti di una musica che ha il potere di armonizzare,sensibilizzare e rivelare tanto il vecchio quanto il nuovo. Nell’approccio
alla musica che può avere l’uomo della strada ritieni che sia giusto
ascoltare ciò che piace, seguire il
proprio istinto o ritieni che ci debba essere un’educazione
all’ascolto? Non credo che l'interesse alla musica, come forma di cultura, sia un'esigenza di tutti, però credo che avere la possibilità di sperimentare la musica dell'altrove, per chi può averne interesse, possa rappresentare una buona chance introduttiva alle potenzialità del suono. È però un interesse che va coltivato. Io stesso attraverso la mia istintiva ricerca ho spaziato sempre più negli ascolti ampliando e prendendo spunti da musiche a volte differenti. Infatti è proprio cogliendo l'essenza di particolari 'feelings' e riproducendoli in una forma espansa e stratificata che ho trovato alcuni degli elementi base del mio linguaggio musicale. Le dimensioni ed i materiali della tua musica
fanno pensare ad una dilatazione dell'opera d'arte, e quindi al
dissolvimento dell'unità di autore e composizione, che è un elemento
tipico del contemporaneo. Anche il fatto che vuoi spesso incontrarti con
altri musicisti e fondere ogni volta il loro mondo musicale con il tuo
considerando quindi la pluralità come un valore aggiunto sembra deporre
a favore di questa visione. Il creare mondi sonori permette di plasmare la propria coscienza in dimensioni che grazie alle loro qualità sviluppano una dilatazione spazio temporale nella quale ci si può rilassare e 'viaggiare' senza gli usuali impulsi visivi ai quali siamo normalmente sottoposti. In questa dimensione l'ascoltatore è parte integrante dell'esperienza di unione con la musica. Ancor più nel momento della composizione il musicista diventa, proprio attraverso l'ascolto profondo,lo strumento primario e così attraverso la propria sensibilità dà direzione al pezzo a cui sta lavorando. In effettti in questo processo il musicista in qualche modo scompare fondendosi nell'oceano del suono, per poi riaffiorare prontamente quando l'intuito gli suggerisce aggiunte o necessarie modifiche. Anche nelle collaborazioni, oltre a cercare di fondere nel migliore dei modi le caratteristiche delle rispettive musiche e linguaggi, si utilizza un procedimento simile, ed a volte è sorprendente vedere con quale prontezza quando si è reciprocamente 'sintonizzati' vengono intuite in entrambi scelte e direzioni da intraprendere. Come
ti poni nei confronti dell'arte contemporanea: ritieni di farne parte o
ti senti un outsider? Outsider, perché non ho
contatti con il mondo dell'arte contemporanea (quello delle gallerie per
esempio) per diffondere il mio lavoro.
La natura è senza dubbio una delle tue fonti di ispirazione primarie: la consideri come una fonte di energia e verità per l’essere da cui non si può prescindere o la tua è solo una scelta estetica? Senz'altro un movente primario per la mia musica è quello di risvegliare la sensibilità verso la natura, non in un senso estetico/realista, ma in quell'intimo che questo rapporto crea.. ad esempio l'esperienza dell'interconnessione con tutte le forme di vita, si allaccia necessariamente a tematiche che si collegano facilmente a sentimenti di tipo mistico. La musica per te è anche
(e forse soprattutto) ricerca delle radici, evocazione dal passato.
Qual’è il tuo rapporto con il mito e l’archetipo, per usare
dei termini familiari alla psicanalisi ma anche all’arte? L’uomo ha
oggi perso il contatto con le proprie origini e forse il recupero di
questo rapporto può essere una via d’uscita? Sì. È una ricerca che non si vuole catalizzare in uno specifico periodo storico o genere musicale appartenente al passato, ma è il sapore di qualcosa di perduto e dimenticato che mi piace ritrovare,un atteggiamento che sia canale per fermare la mente,ed addomesticarla a rallentare il suo corso. Non so se l'uomo troverà o ritroverà un giusto rapporto con la vita, anche se al momento tutto farebbe pensare il contrario. La funzione della musica è quella forse di preparare,mediando e anticipando con le proprie intuizioni, mondi e dimensioni possibili,alle quali l'essere umano, la sua coscienza, potrebbe tendere nel prossimo futuro. Credo però si tratti in percentuale della punta dell'iceberg,in quanto purtroppo la maggior parte delle coscienze restano nell'oblio delle acque fredde, non solo di musica parlando. Qual è il tuo rapporto con
la tecnologia? Il tuo lavoro non ne può prescindere anche se per te
l’artificio non è mai preponderante o fine a se stesso: la consideri
solo 'un mezzo' o ritieni che abbia una sua valenza primaria dal punto
di vista estetico come, per fare un esempio, i 'Clock DVA'? Potrà in
futuro la tecnologia liberare l’essere umano dalla sua situazione di
scacco? Non mi interessa il punto di vista estetico legato alla tecnologia. Faccio uso della tecnologia ,che non rifiuto, come mezzo idoneo a realizzare al meglio la creatività. Non ho nessuna aspettativa circa una qualsiasi forma di sostanziale 'liberazione' da parte della tecnologia verso l'essere umano. Gli strumenti creativi che sono oggi alla portata delle masse sono largamente superiori al passato(ad esempio tempo fa solo uno studio di registrazione costosissimo poteva permettersi simili mezzi...). Questo facilita per molti l'utilizzo del tempo libero ma di 'liberazione' non ne vedo l'ombra anche perché l'uomo si abitua presto ai suoi nuovi giocattoli e dopo un po' diventano grigi. Mi piace ricordare che ogni nuova cosa che l'uomo produce ha un costo per il pianeta,in termini di inquinamento, quando non di guerre e sfruttamento ambientale.. se si riuscisse a svincolare lo sviluppo tecnologico dal consumismo forse saremmo sulla buona strada,per riequilibrare il mondo e la qualità della vita, ma so che da un punto di vista economico la cosa oggigiorno non può certo stare in piedi. Quali sono secondo te le
prospettive del panorama musicale in un futuro prossimo? Il mercato
dominerà ancora imponendo i propri stereotipi o sarà possibile
differenziare l'offerta interagendo con un'audience più autonoma grazie
alle possibilità di interazione offerte dalla rete? Negli ultimi anni si è assistito a un grosso cambiamento fornito dal computer e dall'avvento di internet: le produzioni discografiche si sono moltiplicate non sempre con una qualità crescente rispetto al passato, ma talora anche con ottimi lavori realizzati anche in ambito indipendente. Bisogna dire che grazie alla possibilità di duplicare in casa i supporti o scaricarseli da internet, le vendite sono scese sensibilmente; se già il passaggio dall'LP al CD, avvenuto a partire dagli anni ‘80 ha tolto valore all'oggetto musicale (che è realizzato con cura tanto da potersi considerare parte integrante dell'opera..), però a vantaggio della qualità di riproduzione, della praticità e durata del supporto... il passaggio dal supporto fisico del cd al supporto virtuale scaricato da internet lo trovo senza lati positivi,in quanto non può sostituire l'opera originale sia per la qualità che per l'impersonalità dell'oggetto che se ne ricava. Può però servire a rendere libero accesso a molte più persone all'informazione e la divulgazione della musica che potendo essere ascoltata in rete può essere scelta con più cura e divulgata attraverso canali indipendenti. Quale importanza ha secondo
te lo spazio in cui avviene la performance musicale: può esserci una
relazione tra l’ascolto e l’architettura? Hai mai provato a
progettare uno spazio per la musica? Lo spazio dove avviene la performance ha l'importanza di creare un'ulteriore suggestione. Luoghi medievali o immersi nella natura hanno spesso soddisfatto le mie aspettative. In quanto a progettare uno spazio per la musica credo vada oltre i presupposti del mio lavoro, che è quello di edificare mondi sonori che mettano in risonanza spazi primariamente interiori. Riterresti utile che le
pubbliche amministrazioni favorissero la realizzazione di 'spazi per
l’ascolto', ad esempio 'giardini sonori' in cui i bambini possono
giocare con i rumori oppure isole insonorizzate in cui sia possibile
rifugiarsi dall’ambiente urbano e fare delle estemporanee esperienze
audiovisive? Per quanto riguarda la didattica ho assistito recentemente a dei laboratori realizzati all'Umanitaria di Milano da Antonio Testa (con cui ho collaborato alla realizzazione di due cd) con bambini delle elementari e trovo sia un peccato che queste iniziative non siano più diffuse e più supportate dalle pubbliche amministrazioni. La realizzazione di spazi per l'ascolto o di giardini sonori sarebbe già un passo oltre che necessiterebbe di un maggiore sforzo progettuale e realizzativo.. Hai mai fatto performances
con artisti visivi, hai mai realizzato dei videoclip in abbinamento con
la tua musica? Francesco Paladino ha curato di video ripresi da delle performance dal vivo o durante delle sessioni di registrazione,unite poi a diverse immagini riprese da lui durante i suoi viaggi..uscite poi nel DVD "Nocturnal sessions", Durante le performance live ho utilizzato delle immagini morphing di pitture di Yanusz Gilewicz che ha realizzato ascoltando la mia musica, e immagini mandaliche/kaleidoscopiche realizzate artigianalmente ma con una grossa resa, da Alessandro Vittorio degli Ozis/Stereokimono. Brian Eno nel testo
introduttivo a “Discreet Music” afferma di essere stato ispirato
dalla fisiologia naturale del respiro. Ti sei mai occupato di
musicoterapia? Pensi che la musica possa influire sul profondo e
modificare il nostro modo di essere e comunicare? Certamente, mi sono 'nutrito' di musica per molti anni e attribuisco alla musica molte potenzialità. Credo che la mia musica sia stata già dai primordi una personale forma di autoterapia..negli anni il baricentro si è diretto verso una forma più aperta che credo più persone possano utilizzare, senza per questo avere abbandonato completamente le forme espressive dei miei inizi. Non mi interesso della musicoterapia più didattica, ad esempio quella rivolta ad utilizzare il suono per comunicare o esprimersi; senz'altro mi rivolgo a persone in qualche modo 'iniziate' all'ascolto, che spesso attribuiscono ai miei lavori delle specifiche qualità musicoterapiche. Ci puoi dare
un'anticipazione sui tuoi progetti a breve termine? Sto curando diverse produzioni che usciranno per Hic Sunt leones ed altre etichette: Eleusian Lullaby, con Martina Galvagni uscirà entro breve per l'etichetta Projekt di New York, poi sto lavorando all'idea di un Art book + cd con una label di Hong Kong.. Inoltre ho già registrato due volumi per una collana di sonorizzazioni per castelli che realizzerò in formato digipack nei prossimi mesi.Grazie per le interessanti domande. Buon ascolto.
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