Mei jyu (2005)

Il termine "Mei jyu" deriva dalla pratica zen*.
"Mei jyu" risiede nei nostri palmi ed è come una sorta di gioiello, una pietra preziosa che ha i poteri dei limpidi cristalli.
Ognuno di noi possiede "Mei jyu" dentro se'. Le persone cercano oggetti brillanti nel mondo esterno ma se noi ci concentriamo su "Mei jyu" con tutte le nostre forze, essa brillera' per mezzo di noi. Mei jyu ci insegna che l'uomo puo' brillare dal suo interno.

* Zen - La via della liberazione attraverso l'esperienza diretta del qui e dell'adesso.

 

La musica di Mei jyu e’ fattualmente cominciata con l'incontro al Temple Studio nel febbraio 2003, ma già più di dieci anni prima, pur senza conoscersi personalmente, quando entrambi gli artisti erano usciti in contemporanea con il loro primo cd, iniziarono vicendevolmente a seguirsi attraverso la musica e ad apprezzare l'altrui operato. Due culture così lontane, ma diametralmente così vicine, nella sensibilità e nello spirito che questi artisti esprimono nel loro approccio ed ispirazione al suono.
Nel processo creativo di Mei jyu, e’ il sacro cristallo nascosto in noi, che dà il nome all'album e che ne diventa il simbolo, esso viene ricercato con cura, delicatezza e amore, ed il feeling di una nascita cresce allo scorrere di ogni traccia dell'album; un sapore che si trova appena oltre il miscelarsi delle note e dei paesaggi sonori di Alio Die, che si fondono con la voce magica ed unica di Chako dei Jack or Jive.

... e' dietro il nostro respiro che le piccole cose cambiano,
la fiamma di una candela che brucia dall' interno
e si espande dentro al corpo irradiandolo
come le braci di una nuova iniziazione...

La voce sognante di Chako appare nella sua migliore ispirazione (sia quando e’ vestita di ombre, che di luce), e riporta ad echi di altri mondi, fluendo insieme ai suoni che scorrono incantati, in quel punto interiore dove la percezione del vuoto si avvicina così tanto a quella della vita, che una lacrima può formarsi e cadere, per accarezzare il dolore, come sanno fare i raggi di un arcobaleno alle prese con la tristezza… un arco colorato che attraversa il cielo su di una piccola chiesa (le campane suonano) vecchia di mille anni... poi volando la musica ci porta a pregare vicino ad una sorgente nascosta, ai piedi del monte, intimo, nell'immaginario mondo segreto racchiuso dentro Mei jyu.
E' ancora incandescente.

Stefano Musso e’ un musicista iperattivo, abile nel cogliere la propria ispirazione in maniera diluita, avvolgendo il suo ambient etnico con un abbraccio ad ampio respiro, strettamente connesso con elementi naturalistici. “Mei-Jyu” rinnova la sua esperienza con la Projekt, collaborando insieme a Chako, cantante nipponica più “svociata” che “heavently”.
Al musicista milanese il plauso per averne fatto trapelare solo i pregi. Alio si dimostra abile anche nella scrittura, e non solo quando si tratta di improvvisazione mantrica: “Make an Arc..” è emblematica nella sua ascendenza zen, così come “The Place of Reunion” è l’esatto contrario di certi stucchevoli paradigmi dell’orientalismo da quattro soldi, grazie ad un coinvolgimento emotivo, non distante da certe soluzioni degli ultimi Arcana.

Fabio Babini / Ritual #22 - agosto 2005