Il tempo magico di Saturnia Pavonia (2003)

Meditation-music per riscoprire la magia della quiete interiore lontani da tutto. Ben conosciamo le imprese di Alio Die, irriducibile manipolatore di ambienti elettronici che riflettono l'idea di una calma astrale destinata ad annullare i vincoli terreni per liberarsi in una sorta d'infinito iperreale, ormai smaliziatissimo nella tecnica del trance & drones che ricrea l'evanescenza dell'etere e la profondita' dell'abisso. "Il Tempo Magico di Saturnia Pavonia", l'ultima fatica del sintesista milanese, ne e' l'ennesima proiezione acustica che coniuga i suoni della natura alle voci di un firmamento mentale tutto suo, fatto di armonici come percezioni di onde alfa imprigionate in una rete di loops che fluttua con movimento lieve ed appena percettibile, secondo quella teoria dell'infinitesimamente piccolo ove si cela la vibrazione primordiale, il tutto in 76 minuti di flussi ondosi che evaporano come brezze alate senza soluzione di continuita'.

Aldo Chimenti / Rockerilla

Pur non potendo parlare di una vera "svolta" nella produzione musicale di Alio Die, giacchè gli ingredienti e le soluzioni adottate in questo CD rispecchiano in modo abbastanza inalterato quanto già proposto dall'autore fin dai tempi dell'esordio con lo splendido e storico "Sit Tibi Terra Levis/Introspective",  mi sembra comunque di scorgere in questo "Il Tempo Magico di Saturnia Pavonia" un certo desiderio di rinnovamento, una nuova carica di energia, una nuova linfa vitale... L'autore attinge ancora ad elementi già utilizzati molte volte nel passato, prevalentemente registrazioni di rumori naturali e sonorità tenui e discrete in lento movimento disposte a strati, ma aggiunge ad esse anche altri nuovi  ed efficaci suoni inediti,  che in diverse parti emergono coraggiosamente in primo piano, regalando momenti di grande emozione,  attimi davvero magici che mirano dritto al cuore, e che colpiscono la mia sensibilità come  molti anni fa accadde durante l'ascolto dello stesso "Sit Tibi Terra Levis/Introspective" sopra citato... Forse lo stesso Alio Die, che è stato tra i primi in Italia a proporre un certo tipo di ambient music, sente ora in un qualche modo la necessità di rinnovarsi; sta raccogliendo nuove idee e nuove fonti di ispirazione,  e questo "Il Tempo Magico di Saturnia Pavonia" è il punto di partenza  per le sue future esplorazioni sonore... Il CD è suddiviso in 10 brani, e tra essi le mie preferenze vanno per l'impareggiabile "The Circular Development of Time", lo splendido "Brace di Trasformazione", l'altrettanto splendido "Acqua che Brucia", ma cito volentieri anche il brano introduttivo "A Gift", e "Fragile-Struggente".  Davvero un buon lavoro, sicuramente uno dei miei preferiti tra le produzioni più recenti dallo stesso autore...

Giuseppe Verticchio / Oltre il Suono  

Sto ascoltando "bene" da una settimana il tuo lavoro, Saturnia Pavonia. Sto cercando di entrare nel flusso ripetitivo delle tue note, dei canti sensibili, o direi dei canti invisibili e inudibili di questa musica. E' bello entrare nel "campo di ciò che non muta", nel reame che riesce a "essere" senza subire il flusso delle mode o dei miraggi della mente, sto cogliendo questo. Un richiamo Zen al perenne movimento immobile, all'impercettibile. Le variazioni poi sono molto suggestive, non nuove, non vecchie, essenziali, ma forse più che essenziali direi vitali, con una loro anima.  Saturnia, ma come altri tuoi lavori, è un tempo che passa, è un suono che viene a galla per poi scivolare verso i fondali dai quali è partito. Si sente che non sei tu a suonare ma è questa nota che vuole essere manifestata, che chiede di rimanere con lei, per durare, per permettere lo sviluppo di ciò che non ha necessità di evoluzione. Allora nasce in noi anzi viene coltivata in noi la "pazienza", l'opportunità di avvicinarci al centro, al luogo senza forma dal quale scaturiscono i diecimila esseri. E i cigolii, i sibili, i grilli, i rumori ci dicono che questo motore silenzioso lavora in continuazione, un sibilo si avvolge a spirale su se' stesso, ruota respirando e avviluppandosi attorno a correnti invisibili. Un processo che solo alla fine può commuovere, solo alla fine, se abbiamo avuto pazienza, solo implicandosi nell'ascolto può essere comprensibile. Quando parte il pezzo, adesso siamo al numero tre, si è mossi da un'emozione, si sa che un altro viaggio sta iniziando e si sa anche che non è un viaggio verso l'ignoto, verso l'apparenza, verso lo stupore, no, è un primo attimo per stare in equilibrio e per continuare a girare, a girare attorno a un perno, per sentire ciò che non può esser ascoltato. Siamo di fronte a uno specchio, nulla di più, nulla di meno, i brani non vogliono ammaliarti ne' rapirti ma mostrare uno specchio d'acqua nel quale l'anima si può incontrare, col rischio forse di fuggire spaventata o con la possibilità di rimanere e ritrovare un'innocenza non scontata. La danza del limone che lascia i suoi suoni e le sue essenze al calore è un canto senza disciplina ma pure senza disordine, senza futuro ma per fortuna anche senza passato, archetipi semplicemente, puri nella loro essenza e nella loro sostanza. Hai fatto incontrare simboli viventi chiedendo al calore di suonare un limone! Ma questo atto è il potere della coscienza umana, l'alchimia ultima, fare trasmutare le sostanze, fare incontrare ciò che non poteva essere incontrato, unire suono, calore, un frutto, che mai avrebbero potuto riconoscersi se non attraverso la mano e la sensibilità della coscienza umana.

Gino Fioravanti / Aglaia