Apsaras (2001)

"APSARAS: fluenti nelle acque"
 
  "...le acque della mente fluiscono in quelle del mondo e quelle del mondo fluiscono in quelle della mente sino a diventare indistinguibili..." (pag.287)
 
tratto da 'KA'  di ROBERTO CALASSO (Adelphi,1999)
 
"Le Apsaras, Ninfe, esseri seducenti, talvolta benefici, capricciosi. Potevano condurre alla follia. Emergevano dalle onde come ciò che fu il primo seme della mente: il desiderio...
 
....Il patto originario fra mente e materia fu siglato dalle acque... Le acque scorrono e riflettono. Da una parte: il tempo. Dall'altra: l'immagine, il simulacro, il fantasma mentale...
 
....Le acque sono il plurale stesso, l'oscillare delle frange, il lieve fremito della veglia che precede la parola. Bagnandosi in esse, la mente percorre la via regale per rivelarsi a se stessa, nella sua nobile essenza lunare." (pag-299-301)

Un album sottile e delicato come una brezza leggera. La voce di Amelia Cuni e' calda, tersa, serena. Il suo antico canto dhrupad disegna linee sottili e sinuose nello spazio acustico, languide come le onde circolari dell'acqua. Dall'acqua vengono le Apsaras, le ninfe celestiali "che nuotano nelle acque", come dice il loro nome. Un flusso di acque eterne sembrano generare le macchine elettroniche di Alio Die. Scaturisce cosi' un nuovo incantesimo acustico, un'occasione per meditare, per contemplare i propri universi interiori. Ad un primo ascolto e' stato inevitabile l'accostamento a "Monsoon point" di Al Glomer, ma questo "Apsaras" e' capace di brillare di luce propria. Di questi tempi, non capita tutti i giorni. 

Piero Manocchio / Deep Listenings

 

review from Ink19.com

Apsaras e' il nome dato agli spiriti di natura femminili nei miti Indu, e sono piu' spesso ritratti come ninfe acquatiche. Molto belle, sono anche molto abili artiste, donando le loro danze e musiche agli dei.
Come dice il nome, "Apsaras" e' anche di una bellezza mozzafiato, combinando realmente tessiture elettroniche, drones, e suoni organici campionati da Alio Die (Stefano Musso), col meraviglioso Dhrupad del nord India di Amelia Cuni. Ognuno dei sei pezzi, di questo CD di un'ora, prende il suo tempo per dispiegarsi, crescendo e cambiando lentamente, trascinandoti fino a quando ti ritrovi immerso completamente nella musica, e la tua mente e spirito si aprono chiaramente a visioni e sogni. Il titolo che apre l'album, "Ambhas", come gran parte dell'album, esplora l'idea di acqua come unione del nostro spirito con l'anima del mondo. Drones delicati e campionamenti di acqua fluente aprono il pezzo, insieme alla bellissima voce della Cuni. Inoltre nel corso di "Ambhas", sentiamo acqua cadere dal cielo muovendosi nel mare e risorgere nel nostro sangue, come la voce della Cuni incede e decresce con le maree. Spesso la Cuni colpisce una nota perfetta e pare mantenerla senza fine, come un momento di rara bellezza nella nostra vita che tu speri di poter ricordare per sempre. In "Aapaha," acque fluenti lambiscono la spiaggia mentre richiami di uccelli, ed echi di insetti giungono dalla foresta. La traccia mostra la prominente abilita' di Alio Die ad integrare campionamenti di suoni naturali, nella musica; Qui il lambire ripetuto dell'acqua e' usato per creare un incisivo ritmo,con una qualita' piuttosto ipnotica, mentre gli occasionali suoni di uccelli ed altri suoni, mantengono quelli d'acqua non monotoni. La voce della Cuni diventa molto calma in "Aapaha", nasce su una brezza di uno scampanellio tintillante. Il suo canto ha un suono un poco nasale, una qualita' bordone, come in una cantata meditazione del mattino; qualche volta la sua voce e' cosi' veramente delicata, nobile e tranquilla che ti raggiunge ad un livello subliminale, calmando i nervi senza tu sappia come questo sia avvenuto.
Non tutte le tracce di Apsaras sono piene di dolcezza e luminose. "Water Memories" ne e' un buon esempio. Ripetitivi, ritmici grilli chiamano inscenando un paesaggio notturno con oscuri suoni di synth che ronzano e splendono misteriosamente alle loro spalle. La voce di Amelia e' anche bassa ed oscura, distendendosi fuori come per trattenere qualche nota per un tempo che sembra durare un'eternita', come vaste memorie che si estendono profondamente nel passato. Un drone strumentale e intense atmosfere di synth costruiscono la tensione, che improvvisamente finisce, come nuvole che occasionalmente oscurano la luna, per dissolversi come galleggiando su antiche correnti attraverso l'abisso senza fine del tuo subconscio. Lentamente i drones, paesaggi di synth, e la voce sfumano, riportandoti al presente e lasciandoti ai grilli cinguettanti che iniziavano la traccia. Davvero un meraviglioso album per fans di tessiture ipnotiche o dark ambient, e di sensuali canti del Sud Asia.

Dave Aftandilian

 

A review from Outburn Magazine:

Non ci sono abbastanza parole nella lingua inglese per descrivere l'immaginario e le qualita' modali che sono stati creati in Apsaras. Semplicemente unendo Alio Die con l'incredibile talento vocale di Amelia Cuni si trascendono tutti i legami di pace e tranquillita' di cui consapevolmente siamo consci. Stefano Musso tesse impetuosamente strutture basate sulla semplicita' di drones elettronici, impastati insieme naturalmente ad una fondamenta di suoni d'ambiente, mentre Amelia Cuni aggiunge un elemento umano d'incanto. La musica e' multidimensioniale e venerabilmente ispirante. Il tema dell'acqua che scorre, comunque essa sia dell'oceano, dell'iniziare a piovere, o di un minuscolo corso d'acqua nascosto, guida alla pienezza di pace di Apsaras.
Come in tutti i lavori di Alio Die, la musica e' priva di una comune struttura ed e' tanto intima quanto nessuna altra musica di questo tipo possa essere. Amelia Cuni, bene conosciuta per i suoi studi di danza ,musica dalla trasmissione orale del nord India, usa la sua ben allenata maestria vocale per circondare le tessiture ambientali con il suo caldo canto Dhrupad. La voce della Cuni non e' sempre nello stesso modo presente in primo piano. Un'abile produzione e trattamenti vocali, si prestano nobilmente alla sperimentale natura a cui Alio Die e' cosi' affezionato a produrre. Solo la traccia che da' il nome al CD, l'ultima, viola il modo continuo creato per tutta la durata dell'album inserendo un energico drone elettronico al limite sonico senza diventare annoiante. Adatto per una serata quieta o per un lungo giorno caotico che richiede forme alternative di rilassamento, Alio Die e Amelia Cuni provvedono al perfetto aiuto per una simile occasione.

Joseph Graham


"Nell'antica mitologia Indù le Apsaras sono le ninfe celesti, creature seducenti, talvolta benevolenti,quasi sempre capricciose. Creature che escono dalle onde come il primo seme della mente: il desiderio. Il primo patto tra mente e materia è stato sigillato proprio nell'acqua. L'acqua che fluisce e riflette... Le acque della mente fluiscono in quelle del mondo e viceversa fino al punto in cui diventano indistinguibili l'una dall'altra"...

Con queste note si presenta il nuovo da lungo tempo atteso e assai ammaliante oggetto sonoro di Alio Die ed Amelia Cuni. Ovvero il canto tradizionale dhrupad dell'India del Nord mirabilmente interpretato dalla voce pura e cristallina di Amelia, che confluisce nei drones liquidi ed ambientali di Stefano Musso-Alio Die.
La trasparenza del canto e i flussi organici di suoni d'ambiente campionati e trattati con cura meticolosa da Alio Die, sigillano davvero un magico equilibrio  tra due mondi soltanto apparentemente distanti. "Water Memories", "Aapaha", narrano di infini drones crepuscolari, giochi di luci ed ombre che si intrecciano, si abbracciano e si perdono. In Apsaras c'è forse più luce, la soavità femminile della voce di Amelia Cuni risalta e svetta alta e sublime nelle tessiture elettroniche sempre piuttosto magmatiche ma mai invadenti di Alio Die. "Churning of the ocean" è bagnata dall'acqua e si offre come un dono propiziatorio, ed il canto è un invito alla danza tra le onde. Tutto in questo disco sembra felicemente costruito intorno alla complessità del canto dhrupad, ma con estrema semplicità e soprattutto con la complicità di entrambi i musicisti, la cui contaminazione di stili rapisce l'ascoltatore, soprattutto perché il feeling nel  celebrarla e comunicarla ha pochi eguali ora in Occidente. (8)

Gino Dal Soler / Blow Up