Le stanze della Trascendenza (1999)
Come un fulmine a ciel sereno ecco arrivare il nuovo cd di Alio Die e precisamente l'undicesimo lavoro su dischetto, considerando anche i due mini cd finora pubblicati. Composte tra il 1994 e il 1999 queste nuove sei composizioni si collocano, leggendo le note di copertina, come la seconda parte di una trilogia musicale iniziata nel 1998 con il cd " The Hidden Spring" uscito per la Crowd Control Activities. Niente di nuovo viene dall'ascolto di questo compact se non una nuova tappa per la ricerca di un luogo ideale, di rifugio sicuro dove potersi ritirare per meditare e contemplare le invisibili forze della Natura che interagiscono con noi. Una ricerca che Stefano ha intrapreso anni addietro e che lo (e ci) sta portando verso uno stadio spirituale e metafisico, tipico delle tradizioni ancestrali, lontano dalle attuali possibilita' umane. Un uomo (quello moderno) perso nella sua misera ricerca quotidiana di soddisfacimento di banali desideri materiali. Un legame con il Mondo Trascendente ormai inevitabilmente spezzato che rivive pero' in suoni ambient che ti rapiscono e ti calano in una dimensione atemporale. Tra drones elettronici che catturano l'essenza di certi suoni "naturali", flauti e voci riverberate si crea un aura di arcano mistero che si risveglia in noi ogni qual volta ci si trova davanti allo spettacolo della Natura che si manifesta in tutte le sue forme. Lo specchio fedele di quanto dico si evince dall'ascolto della suite "Melancholic Roots", vero fulcro dell'intero lavoro. Il rumore del fruscio dell'acqua che scorre, i versi degli uccelli piu' disparati o il canto dei grilli rigenerano il nostro spirito in un'apoteosi dei sensi. Ogni singolo rumore o suono viene amplificato mettendo a nudo la nostra capacita' meditativa ridestando quei ricordi atavici che dormono in noi. Un sogno rigenerativo e fortificante nel nome delle antiche Tradizioni.
Ottavio Chiodo / Marble Moon # 15
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Signori e signore, il ritorno
del re dell'ambient nostrano. Alzi la mano chi non ha MAI neppure sentito
nominare Stefano Musso ed i suoi Alio Die, seminale progetto dedito all'ambient
piu' puro ed in grado, nel corso degli anni, di raggiungere risultati di tutto
rispetto ed una fama che ha ampiamente valicato i patrii confini, grazie anche a
collaborazioni con personaggi del calibro di Robert Rich e Vidna Obmana. Ad onor
di vero non tutta la poderosa discografia e' di livello supremo, ma laddove i
primi lavori (soprattutto "Under an Holy Ritual" e "Sit Tibi
Terra Levis") mostravano ancora qualche piccolo difetto di gioventu', il
progetto e' andato via via migliorando fino alle ultime convincentissime prove
(citiamo tra le altre "Suspended Feathers" su Amplexus del '98 e
"Healing Herb's spirits" in collaborazione con Antonio Testa, per
Crowd Control Activities '99).
Questo nuovo 'Le Stanze della Trascendenza',
uscito a breve distanza dal granitico "Password for Entheogenic Experience",
ci consegna uno Stefano Musso in grande spolvero. I brani sono di grande
fluidita', e la ricerca sonora raggiunge picchi di notevole intensita'. I
diversi suoni, siano essi di natura elettronica o, piu' spesso, di origine
naturale (registrati rigorosamente "in loco"), si fondono in un'unica
tela sulla quale Stefano opera come uno stregone che prepari una pozione magica.
Come un buon alchimista, che conosce sempre i giusti ingredienti, Alio Die ci
trasporta attraverso paesaggi suggestivi senza mai stancare ne' risultare
prolisso. Non si puo' parlare di "melodia" vera e propria, sebbene
tutti i brani ne posseggano una componente ben sviluppata. E' la melodia stessa
della NATURA che viene qui presentata con grande abilita'. La registrazione e'
come al solito all'altezza delle aspettative, e se proprio devo muovere un
appunto al disco, lo rivolgo ad una grafica piuttosto scialba ed insipida. Per
il resto, come dicono gli americani, high quality stuff.
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Seconda parte di una trilogia ambient, iniziata con "The Hidden Spring", per la Crowd Control, e che si concluderà con il successivo "Leaves Net", autoprodotto per la Hic Sunt Leones. Questa trilogia vede Alio Die alle prese con materiale sonoro derivante da vecchie registrazioni, rielaborato e processato attraverso tecnologie più moderne. Un territorio nel quale Stefano si muove con grande padronanza, realizzando questo interessante CD, che vede nel lungo brano "Melancholic Roots" il suo apice espressivo: ventiquattro minuti di grande musica ambient, con progressivi e perfettamente equilibrati cambi di atmosfera e di sonorità… Un inizio che ricorda un po' la musica "discreta" di Brian Eno (come anche il meraviglioso brano "Cicada's Loop"), che si fa via via più oscuro e inquieto (mi viene ancora in mente l'Eno di "On Land") per poi approdare a una lunga parte statica, dove ritornano alcuni suggestivi interventi vocali che regalano momenti di grande emozione… La stasi torna poi a chiudersi su atmosfere più oscure, tese e rituali, qualcosa che può ricordare il miglior Peter Andersson nelle vesti di Raison D'Etre. Altri momenti molto interessanti la già menzionata "Cicada's Loop", il brano introduttivo "Alternate Realities" e la pur breve "Desire (Instrumental)", mentre ho trovato forse un po' meno suggestivi gli ultimi sei minuti circa del brano di chiusura, "Molecular Dance".
Giuseppe Verticchio / Oltre il Suono