Suspended feathers (1996)

Alio Die e' cresciuto.Te ne accorgi dal fluire del suono, dal modo in cui le sue tipiche progressioni sonore che vengono dal nulla si aprono improvvisamente in immani ondate di luce che squarciano il buio, accecanti, prima di ripiegarsi su se' stesse e tornare nello scrigno l'ha generate. Te ne accorgi quando inizi a percepire i colori sfumati di un mondo che appartiene ad un altro tempo e che si apre in tutta la sua estensione dietro la voce discreta delle onde elettroniche. Te ne accorgi quando realizzi che stai sognando ad occhi aperti, che sei sulla poltrona della tua stanza d'ascolto quando avresti giurato di essere nelle segrete di un castello medievale. Ad ascoltare profondamente si rischia di rimanere intrappolati in un illusione, in un incantesimo potentissimo e antico, tra oscillazioni temporali e mutazioni della materia che rapiscono i sensi che non capisci piu' da che parte sta la realta' tuo mondo. La maturita' dei suoni, lo sviluppo scorrevole delle idee, la staticita' dell'ermetismo, hanno qui raggiunto un'espressivita' piena e completa e il fremito delle emozioni e' adesso pienamente percepibile. Ci sono anche Vidna Obmana e Gregorio Bardini ad estendere le possibilita' soniche e soprattutto il secondo riesce ad integrarsi perfettamente alle trame invisibili del suono. "Suspended Feathers proietta Alio Die ancora piu' in alto: e' certamente il suo miglior disco, ed e', credo, il preludio a nuove esplorazioni. Seguiamolo tutti.

Gianluigi Gasparetti / Deep Listenings