Stazione Topolo' - 21 Luglio 2002   <

ALIO DIE  in "Il Tempo Magico Di Saturnia Pavonia"

articolo a cura di Gianni Rorato

Topolo', estremo confine con la Slovenia. Un borgo di una volta incastonato tra i boschi, a malapena indicato dalle carte geografiche, un pugno di vecchie costruzioni quasi completamente abbandonate dai suoi abitanti, emigrati verso terre meno ingrate. Una dimensione di isolamento trasformata in richiamo dagli organizzatori di "Stazione Topolo'" ("Postaja Topolove") con la creazione di un periodico punto d'incontro di artisti provenienti dai quattro angoli della terra. Qui nel mese di luglio funzionano una stazione e un aereoporto, immaginari punti di congiunzione con il resto del mondo, un ufficio postale sempre aperto, un misterioso cilindro-raccoglitore delle polveri cosmiche. Per le stradine s'incrociano musicisti, pittori, scrittori e poeti, istallazioni e mostre d'arte, il clima della sagra paesana frammischiato ai progetti di utopie senza frontiere. In questo contesto, nella domenica di chiusura della rassegna, abbiamo assistito a "Il tempo magico di saturnia pavonia", rappresentazione musicale di Alio Die (Stefano Musso), l'artista milanese da tempo dedito ad una ricerca sonora alchemica, distillata tra tecnologia non ostentata e concezioni primordiali. Nel titolo la celebrazione a una specie di farfalla e quindi un ennesimo, simbolico omaggio di Alio Die alle manifestazioni della Natura. Bardato di una tunica amaranto, egli e' il sacerdote che con i suoi suoni allarga la visuale su orizzonti imperscrutabili. Numerosi i compagni di cerimonia al suo fianco: Opium (Matteo Zini), electronics, Alberto Collino, ispirato percussionista, e Francesco Paladino (nocchiero dei colti Doubling Riders), suoni d'ambiente e percussioni.
Pare tutto pronto nel piccolo spiazzo erboso predisposto per il concerto, le candele e l'odore dell'incenso circondano le postazioni dei musicanti, l'atmosfera e' raccolta e partecipe, quando -ahinoi!- poche gocce di pioggia diventano ben presto un forte piovasco! L'evento pare compromesso!
Un telo di plastica non basta, dopo un po' la decisione e' di sistemare le attrezzature elettroniche nel fabbricato prospiciente e di... sperare nella clemenza del tempo (negli stessi spazi la notte precedente, con la fortuna di un cielo tutto stellato, aveva trovato posto l'istallazione-meditazione sonora "Prakriti", ultima fatica di Alessandro Fogar). Alla fine pur con notevole ritardo, calma e pazienza vengono premiate e l'inconveniente metereologico scongiurato. Si profila una inedita esibizione mista interno esterno... Sono le 23, il concerto si fa, la magia del suono prende finalmente il sopravvento sull'imprevisto (non imprevedibile!).
L'area e' illuminata di traverso da un tenue faretto azzurrognolo che proietta lunghe ombre. Volteggiano le falene. Oltre lo spiazzo una scarpata immersa nelle tenebre da dove risale l'insistente frinire dei grilli. La scenografia e' estremamente spartana, il clima non certo idilliaco, il buio incombente, eppure il gruppo dei musicanti non fa certo pentire di essere giunti fin quassu' e, pur nella sua estemporaneita', il concerto dimostra di non soffrire piu' di tanto del forzato spostamento.
Lo stanzone dove sono riparati gli strumenti elettronici fa da improvvisata cassa di risonanza per drones che rotolano fuori dalle mura e sfidano la notte. E' il valente Opium a manovrare tasti e cursori e a colorare l'oscurita' densa del luogo. All'esterno, di fronte all'ingresso, e' seduto Alio Die, le dita agili percorrono lo zither, la sua voce-strumento aggiunge impalpabili sussurri, si confonde con i rumori d'ambiente, mentre il tappeto percussivo e' costruito e interpretato dal quartetto in un costante alternarsi agli strumenti. Francesco, anch'egli seduto, lavora prevalentemente su percussioni, smatassa nugoli di battiti arcani. Alberto compare di tanto in tanto in una specie di danza, con lenti movimenti circolari riempie l'aria con le sonagliere, i rintocchi dei legni risuonano nella loro bellezza, a turno vengono fatti roteare semplici tubi flessibili di plastica... I sibili e gli effetti sonori acustici e digitali si sciolgono nell'aria fresca e umida, gareggiano con il canto dei grilli. Le sonorita' parse dapprima sfuggenti, periferiche lontane, pian piano si avvicinano, richiedono e ottengono un'attenzione non di superficie, incatenano l'ascolto diventando qualcosa tra interrogazione astrale e mantra propiziatorio dal quale sarebbe colpevole sottrarsi. Opium (gia' con Alio Die nei due ottimi cd del progetto Sola Traslatio, ma per la prima volta insieme dal vivo), nonostante i problemi tecnici causati dalla pioggia , si rivela fantasioso timoniere di minimali sequenze, governa un'elettronica dai poteri magnetici che girano in progressioni irrequiete. Dalle macchine estrae profonde concatenazioni che sostengono e avvolgono con grande naturalezza il tracciato sonoro che stiamo seguendo in presa diretta. Improvvisazioni o meno, Matteo cava dal 'cilindro' soluzioni, effetti, mulinelli che alimentano in continuum il sortilegio aliodiano. La trama elettronica e' attraversata, filtrata da tintinnii di campanelli e campanacci, dal verso della steel-drum, dai sonagli fatti di gusci di noci, nocciole e pistacchi (costruiti e donati da Stefano Bellemo ndr), da strani scalpiccii e mormorii, tensioni di corde antiche, sassi e terrecotte e chissa' cos'altro... E' incredibile come timbri strumentali consueti vengano stravolti e trasfigurati e semplici oggetti diventino materia organica nelle mani dei nostri "medium". Chi puo' dire a questo punto, se ha piu' dignita' sonora un accurato lavoro di sampling o il rumore un ciotolo di fiume?? Stefano tende l'orecchio a captare i suoni naturali e l'amalgama dei suoni di sintesi, che devono raggiungere quel giusto grado di coinvolgimento, ora soffia su un khen, il flauto organo thailandese, ora imbraccia una piccola fisarmonica giocattolo, suoni marziani evaporano nella brezza notturna.
Cantano le macchine, canta la natura circostante, l'intervento umano e' simbiosi con il creato. Uno scorrere d'acqua (stavolta field-recordings colti nel torrente sottostante) ricorda la componente 'amniotica' di questa musica, mai come in questi momenti prende consistenza l'idea di musica interiore... Potrebbe sembrare meramente ripetitiva, sempre uguale a se' stessa nello sviluppo degli interminabili drones ambientali. Invece, a saperla ascoltare, essa muta lentamente, spinge verso l'alto, si spande attorno come penetra anche dentro di noi, e' un tappeto volante di rituali sonori e di sensazioni che ci sorprendiamo di conoscere forse da sempre. E' ambient, se ha un senso definire cosi' una manifestazione di armonie primitive, essenziali, talvolta brutali, intessuta coi rumori della terra e dell'aria, che incorpora silenzi apparenti, sfiora inquietudini ignote e, di contro, trasmette un sollievo arcaico, come un senso di rifugio dall'insidia degli elementi. Sulle onde sonore lo spirito e' libero di varcare soglie prima d'ora nascoste, in una 'zona franca' elettronica, mista a saggezza acustica senza tempo. La performance potrebbe protrarsi "fino al fondo della notte", come riportato dal programma, che forse non ce ne accorgeremmo neppure, se non fosse per la posizione un po' scomoda. Ma il ritorno alla realta', fatalmente, deve giungere. Un attimo di silenzio totale e' il segnale della fine, applaudiamo con convinzione gli artisti che ringraziano. Bravi! "Il tempo magico di Saturnia Pavonia" e' compiuto. I grilli non smettono di frinire e le effimere falene volteggiano ancora. Tra le nubi ora si intravede qualche stella.


tratto da 21 st Century Music n.6 - ottobre 2002

 

Live in Topolo' 2003 (Werner Durand  - Amelia Cuni - Alio Die)