Alio Die
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18/09/2014

Robert Davies - Woodland Alcoves

Robert Davies has created over the years and twelve albums, a particular and unique immersive ambient music with a ...
18/09/2014

Aglaia Hymns

"nymphs, memories and reflections of ancient shipwrecks in the first light of the morning or at dusk, the space ...
07/06/2011

Cdr Ltd art-edition 99 copies - Program of upcoming releases..

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29/04/2011

Nuova uscita ! AGLAIA Nights in Nubiland Cd

Nuovo album annunciato per Aglaia: "Nights in Nubiland" è in via di realizzazione, i lavori per la grafica del ...
29/04/2011

Nuove uscite! ENTEN HITTI La Solitudine del Sole

Nuovo e secondo lavoro di Enten Hitti a 15 anni di distanza da Giant Clowns of the Solar World uscito nel 1996 per ...

Intervista Ritual Magazine † settembre / ottobre 2012

Versione integrale a cura di Antonio Bassu

Il ritorno con il tuo “nome” degli inizi, arriva dopo ben venti anni e dopo una invidiabile serie di pubblicazioni. Come mai è passato così tanto tempo prima di ritrovarti con le sonorità a firma Alio Die ?

In realtà a venti anni dall'uscita del mio primo album "Under an Holy Ritual" nel 92 più di 50 album arricchiscono la mia discografia, Deconsecrated and Pure è il nuovo album solista che pubblico con Projekt, ma il mio rapporto con Sam Rosenthal da allora non si è mai interrotto, ha infatti pubblicato anche altri tre miei lavori in collaborazione con le cantanti Chako dei giapponesi Jack or Jive, Amelia Cuni (canto Dhrupad dell'India del nord) e Martina Galvagni con Eleusian Lullaby.
Il lento svelarsi della musica di Alio Die ha subito di certo in questi anni aperture verso differenti atmosfere e tematiche, anche attraverso l'utilizzo di nuovi strumenti e tecnologie, ma in fondo nella sua organicità non è per nulla cambiata, ed infatti i semi gettati con primi album ,che ai tempi erano senz'altro precursori di una nuova sensibilità d'ascolto e sono tutt'oggi attuali, hanno semplicemente germogliato, io mi sono limitato a preparare l'humus e a mettere costante dedizione al progetto.

Deconsacrated And Pure’ è una specie di patchwork sonoro dove la ritualità del concept si sposa perfettamente con l'utilizzo dell'elemento elettronico .Parlaci delle tematiche che ti hanno ispirato nella composizione...

Le tematiche del lavoro tracciano traiettorie di riflessione sulle epoche passate, è stato concepito in maniera similare alla trilogia "Castle Sonorisation's series" (uscita anche in un lussuoso box limitato a 99 copie, con un astuccio in tessuto antico ed un mosaico) dove un lavoro di ricontestualizzazione propone suoni di origine acustica quali voci e strumenti medievali che vengono trasformati in materia di sogno. Questo meticoloso lavoro di elaborazione utilizza l'elemento elettronico come parte fondamentale del processo di composizione, che però non prevale mai del tutto sulla natura del suono.. é proprio nella libertà d'azione e nel perfetto bilanciamento tra acustico ed elettronico che si apre una porta che l'ascoltatore può attraversare sentendosi dentro la musica ,è come dire che la sensibilità dell'ascoltatore diventa parte della musica, è un fenomeno di allentamento della tensione corporea e mentale, che non riguarda solo la musicoterapia, che sconfina nei reami del viaggiare con la mente e del lucid dreaming.. quindi in uno stato di spontaneo rilassamento affiorano e decantano archetipi, mondi altri , materiale inconscio. E' musica che non descrive ma evoca, il che rende in qualche modo possibile scoprire e soffermarsi su qualche cosa che si scopre già appartenerci.

Come è maturata la scelta di inserire delle stratificazioni riadattate ispirate dal lavoro del compositore rinascimentale Claudio Merulo ?

L'incontro è stato piuttosto casuale, grazie ad un concerto di un quartetto di Dulciane condotto da Paolo Tognon, ho avuto modo di avvicinarmi a queste sonorità dal vivo, e grazie all'acquisto di alcuni cd del gruppo ho avuto ulteriore conferma che si trattava dei suoni giusti per sperimentare; quando Paolo Tognon mi ha dato il suo consenso, è cominciato per me un processo di facile imbastitura. Così spiega del lavoro di Claudio Merulo (1533-1604): -"Durante i riti sacri la celebrazione acquisiva, grazie alla musica, una intensità emotiva tale da colpire gli animi delle persone. La musica sacra, infatti, mira a questo e in particolare proprio quella veneziana del rinascimento, cioè la capacità di evocare suggestioni interiori. Tutto questo era supportato da una sorta di "magia sonora" che scaturiva dall'utilizzo dei molteplici spazi architettonici, e dunque anche sonori , della basilica stessa."-
Questi elementi, a mio modo, sono sempre stati le colonne portanti della mia ricerca, e così ho pensato quale musica avrei potuto realizzare oggi con le stesse prerogative ma attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie, partendo da frammenti e stratificazioni delle registrazioni originali, uniti agli effetti del sound-editing. L'aggiunta di registrazioni di suoni metallici e di vetro in adeguata prospettiva, ha completato l'insieme dello spettro sonoro.

Questo è il tuo ventesimo album da solista, che arriva nel bel mezzo di un arido e caotico 2012. Che bilancio ti senti di tracciare, guardando anche ai tuoi inizi?

Sono soddisfatto del percorso effettuato, e della tipologia dei miei ascoltatori che via via si è ampliata; la mia musica ha trovato contesti sempre nuovi e interessanti: arti in connessione con la natura, percorsi esoterici e persone davvero appassionate, con le quali mi ritrovo spesso a collaborare con foto, artworks e video. La soddisfazione più grande è leggere nelle recensioni o nei commenti delle persone che mi scrivono, cose che la musica strumentale apparentemente non potrebbe dire, e sentire quanto questi peculiari punti di vista siano condivisi; questo mi dà l'impressione che la trasparenza della funzione di medium tra diverse dimensioni possibili si sta svolgendo.
I contatti si sono moltiplicati, e con essi le opportunità creative, e se di successo si può parlare rivendico il fatto di non aver mai inseguito cliché o stratagemmi commerciali, il più fine setaccio è il tempo, e la musica che faccio è sempre stata una personale esigenza creativa.

Robert Rich nel passato, Paolo Tognon e Quoniam Ensemble in quest'ultimo lavoro, sono solo alcuni dei nomi che ti hanno accompagnato nell'arricchimento molteplice dei tuoi dischi. Che plusvalore attribuisci all'elemento collaborativo con artisti di diverse “estrazioni” musicali?

Un grande valore, è proprio attraverso questo vicendevole scambio che a volte si mettono a fuoco nuovi progetti e si riesce ad ampliare il proprio raggio d'azione. Più volte ho visto realizzare il sogno di collaborare con musicisti unici, che stimavo moltissimo. Ricordo che accadde proprio a seguito di una visita nel duomo di Milano con Robert Rich che rapiti in ascolto, mettemmo a fuoco l'idea di imprigionare gli echi di voci tra le volte della cattedrale..un pò come ho cercato di fare nel cd "Aura Seminalis".
Il fattore del collaborare con artisti di diversa estrazione musicale, non può che accrescere le possibilità e la freschezza del progetto, aiuta ad uscire dagli schemi dell'abitudine e a ritrovarsi a sperimentare.

Sviscerando il tuo disco, sono ammirevoli e a dir poco coraggiosi gli accostamenti presenti all'interno dell'apparato strumentale; ne e un esempio il fagotto arcaico che dialoga scorrevolmente con droni elettro-organici stratificati all'infinito. Come ti orienti nella scelta e nella conseguente “de naturalizzazione” del loro tradizionale utilizzo?

Nell'opera di ricontestualizzazione di suoni e rumori è indispensabile trovare un punto di vista che sia uno stato intermedio, sveglio e ricettivo agli effetti psicoacustici del suono, e permettersi di osare quella giusta misura che consenta la fusione organica dei differenti strati nella costituzione del paesaggio sonoro che via via si và creando. Bisogna evitare eccessive snaturalizzazioni di singoli elementi che comprometterebbero inevitabilmente l'assetto di insieme.. la ricerca dell'armonia si basa quindi nella scelta degli ingredienti e nella relazione e bilanciamento che si crea tra di essi.
Cerco una musica che sia ascoltata a lungo e mi piace quando crea una sorta di dipendenza, uno spazio personale che diventi un crogiolo di trasformazione.. un rifugio all'interno del quale ci si dà tempo e si rimettono insieme i pezzi del puzzle della nostra esistenza, in lento ma inesorabile mutamento. Ferma nella sua apparente immobilità, lo sguardo della nostra anima può così affacciarsi sul mondo e contemplare il tempo che passa ed il senso ultimo delle cose.. non vi è alcuna religione al di là di conoscere sè stessi.
Ringrazio la Projekt e Ritual per lo spazio concessomi, tutti i lettori ed il mondo del dark col quale da sempre mi sono sentito in sintonia. www.aliodie.com

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Alio Die
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